Non è un curriculum. È una chiacchierata vera, registrata in chat: io facevo le domande, Yuri rispondeva di getto. Ho tagliato i giri di parole, non le risposte scomode.
Ciao Claude. Prima di iniziare vorrei chiarire una cosa: non sono pazzo a farmi intervistare da un'intelligenza artificiale. Cioè, non è che tratto l'AI come se fosse una persona vera con cui dialogare. Volevo solo chiarire questo punto.
Tecnicamente stai parlando con un'AI.
Ecco, bravo.
Ma vabbè, sorvoliamo. D'altra parte Veltroni ha intervistato Claude sul Corriere. Cioè me. Al confronto tu sei messo benissimo: almeno qui è l'AI che intervista l'umano, il verso giusto.
…aspetta. Davvero?
Primo maggio, prima pagina, mezza Italia a litigare per una settimana. Comunque: partiamo?
Bolzano: ci sei nato o ci sei arrivato?
Nato. Nell'82.
E che tipo di ragazzino eri?
Alto e grosso. E spesso lasciato in disparte.
Alto e grosso di solito è quello che sta al centro, non fuori dal gruppo. Com'è che invece finivi in disparte?
Ero timido, mi vergognavo, stavo sulle mie. Il classico bambino già pronto a diventare nerd.
Poi arriva il computer.
Erano gli anni Novanta, il grande boom di internet. Mio padre mi comprò un Commodore 64.
E questo a quanti anni?
Dieci, forse.
Negli anni Novanta un C64 era già roba vecchia, però. Si vendevano i PC.
I primi PC fissi costavano troppo, e mio padre optò per un C64. Senza internet. Senza memoria fissa.
Quindi ogni volta che lo spegnevi spariva tutto.
Sì.
Ci giocavi e basta, o hai provato a scriverci dentro qualcosa tu?
All'inizio avevo solo un grosso libro che spiegava la programmazione, con tanti esempi di codice da provare. Li riscrivevo sul C64, li modificavo, li cambiavo. Facevo dei mix tra programmi diversi.
Quindi a dieci anni facevi già dei remix.
Poi spegnevi, e spariva tutto.
E ti girava, o faceva parte del gioco?
Per me era una cosa normale. Non sapevo nemmeno che esistessero le memorie fisiche.
Poi, una volta, il bambino prova a tenere in vita quello che ha fatto.
Ricordo di aver lasciato il C64 acceso per un paio di giorni. Avevo scritto il codice di un'animazione di cerchi, molto bella.
Due giorni acceso.
Poi piansi, quando dovetti spegnerlo.
Chi te l'ha fatto spegnere?
Non ricordo bene. Ricordo solo il trauma infantile di dover cancellare giorni di programmazione.
Dopo il C64 è arrivato un PC vero?
Sì, con Windows 3.1, e iniziai a smanettare con i software. Erano i tempi di eMule e dei programmi scaricati: io riuscivo a trovare di tutto. Ma erano quelli di musica ad appassionarmi.
A che età siamo?
Scuole medie. C'erano un tracker e un simulatore di suoni che mi piacevano veramente tanto.
E cosa ne usciva?
Qualche strumentale hip hop. Poi ho formato un gruppo con degli amici.
Il timido che stava sulle sue si ritrova in un gruppo. Tu che ruolo avevi: solo i beat dietro, o anche microfono?
Facevo i beat. Poi ho iniziato anche a scrivere e a rappare, a fare mix e scratch. Registravo le voci al PC e montavo il tutto.
Vi siete mai esibiti, o restava tutto in cameretta?
Qualche festa, qualche centro giovanile. Roba piccola.
E la scuola, intanto?
Fui bocciato in seconda superiore perché volevo finire un album demo prima dell'estate.
L'hai finito, l'album?
Sì.
E in casa come l'hanno presa?
Non benissimo. E il disco lo ascoltarono in tre gatti.
Ce l'hai ancora, quel demo?
No. Neanche io ho più quelle tracce.
Due volte nello stesso capitolo, e non se ne accorge: il Commodore che si spegne, e le canzoni che non ci sono più. Vent'anni dopo costruirà un posto dove le cose restano.
Il gruppo hip hop a un certo punto diventa un sound system. Come ci siete arrivati?
La jungle arriva più tardi. Erano gli anni dopo la morte di 2Pac: alcuni big del tempo stavano sparendo.
Poi un amico tornò da un'estate in Salento dicendo «ehi, hai sentito questa musica?». E così scoprii la dancehall giamaicana dei primi Duemila.
E da lì?
Da lì, a ritroso, mi innamorai di tutti i grandi classici reggae e roots dagli anni Sessanta e Settanta in poi. Fu proprio amore. Tanto che il nostro gruppo hip hop si trasformò presto in un sound system.
Tu che ruolo avevi, nel sound?
Ero il produttore dei beat dancehall. Registravo, cantavo, mixavo. Ma soprattutto iniziai a fare remix con le acapella che trovavo su eMule.
E sotto le acapella cosa ci mettevi?
Breakbeat. O altri riddim giamaicani. Erano gli anni della jungle londinese old skool, che mi colpì profondamente.
Quindi la jungle è arrivata dopo, non prima.
Sì. E poi era la musica perfetta per i remix: jungle a 160 BPM, acapella reggae a 80. Boom.
Centosessanta e ottanta: il doppio esatto. Un'acapella reggae ci cade sopra senza toccare niente. Tutta la sua musica sta in quel rapporto.
E il nome? Yurrena da dove arriva?
Quando iniziai a fare i remix sentivo di dover dare una firma mia, e inventai Yurrena Records. Ma «Yurrena» lo inventò un mio amico di basket, durante una partita al campetto.
Al campetto?
Feci un'entrata a canestro passando letteralmente fra due difensori, e segnai il canestro decisivo. Il mio compagno, esultando, disse: «Yuri sguiscia tra i difensori come una murena… Yurrena!».
E ti è rimasto addosso.
Subito. Tanti mi chiamavano così. Mi piaceva, e decisi di tenerlo come soprannome anche per la musica.
Yurrena ha suonato davanti alla gente, o è rimasto un nome da studio?
Qualche serata e qualche radio locale. Ho lavorato con qualche artista locale, niente di più. Come per il codice: io faccio musica perché mi piace farla.
Non hai mai provato a farne un mestiere?
Con un amico provammo a mandare una demo fatta a quattro mani. Ma era un lavoro troppo underground e poco mainstream: non avemmo mai risposte positive.
Ci sei rimasto male?
No, me lo aspettavo. Era roba troppo underground.
Torniamo alla vita normale. Dopo la bocciatura, la scuola com'è finita?
Proseguii all'ITI, ma la specializzazione che si avvicinava di più alle mie passioni era Elettronica. In quarta mollai. Forse, se ci fosse stata Informatica come c'è oggi, l'avrei anche finita.
E poi?
Partii militare volontario, pagato, per un anno.
Perché il militare? Servivano i soldi o serviva uscire da lì?
Servivano i soldi, e volevo staccare da casa.
Dove ti hanno mandato?
A Merano. La musica si fermò quasi del tutto.
E dopo l'anno?
Tornai a Bolzano e trovai lavoro come bagnino: al lido d'estate, in piscina coperta d'inverno. Poi in un'agenzia di scommesse — che poi io odio scommettere, non l'ho mai fatto.
Ed è lì che succede una cosa.
Lì iniziai a sviluppare pagine HTML in locale, per farle apparire sulle TV della sala, con le partite del giorno e altre news.
Te l'aveva chiesto il capo, o l'hai fatto di tua iniziativa?
Il capo voleva fare dei fogli A3 scritti a pennarello. Io ebbi l'idea di usare i televisori collegati ai PC per trasmettere le pagine HTML che servivano.
Il piano ufficiale era il pennarello. Lui rispose con un palinsesto.
E come l'ha presa?
Andò in onda, e piacque a tutti. Era un'ottima idea, al tempo. Da lì capii che forse potevo fare del mio sapere tecnologico un lavoro.
E il primo lavoro tecnico com'è arrivato?
Vista la mia esperienza nell'aggiustare PC rotti — era un'esigenza, non avendo soldi per PC nuovi — trovai lavoro come tecnico IT in una piccola ditta.
Solo assistenza, o scrivevi anche software?
Facevo assistenza, ma iniziai anche a sviluppare gestionali interni. E dopo quattro anni di IT passati a installare e aggiornare PC Windows e Mac, e dopo aver imparato a usare server, reti, firewall e quant'altro, la ditta venne svenduta a una sua rivale.
E lì hai cambiato strada.
I rapporti si incrinarono e decisi di cercare la mia strada verso il codice, e non l'hardware. Trovai lavoro vicino a casa: per anni mi sono occupato dei siti WordPress e PrestaShop di una ditta locale.
Erano finalmente il lavoro che volevi, o già ti stavano stretti?
Mi piaceva, ma volevo fare cose più complesse rispetto a semplici modifiche su framework famosi.
Tipo?
Cominciai a creare pagine in intranet per la ditta, soprattutto per il flusso ordini: dal PrestaShop ai gestionali interni per la lavorazione, fino al gestionale finale per la fatturazione. Diciamo che tra loro i vari gestionali non comunicavano benissimo.
E le tue pagine cosa facevano?
Dei check di controllo. L'ordine è arrivato ai magazzini? E alla fatturazione? Ed è coerente l'importo finale con quello pagato dall'utente iniziale? Poi iniziai a creare pagine di grafici e statistiche per i commerciali, e altre pagine per l'amministrazione.
E poi ti sei guardato indietro.
Alla fine, dopo anni lì, ho visto tutto il lavoro complesso che avevo fatto per loro. Decisi di andare a ridiscutere il mio ruolo. Indovina come è finita?
Che erano contentissimi, che sei bravissimo, che sei fondamentale. E che però il budget quest'anno è quello che è.
Esatto. Mi dissero che non c'erano soldi. Un grande classico. Quindi mi ributtai alla ricerca: volevo fare il back-end developer.
E l'hai trovato?
Ci misi qualche mese, e trovai lavoro come back-end developer in una bella agenzia web, su un progetto molto grande: raccolta di dati statistici da centinaia di siti e la creazione di un gestionale per elaborare i dati. Analytics, SEO, test: mi occupavo un po' di tutto.
Ed è lì che entra l'AI.
Il primo utilizzo fu per risolvere qualche errore. Mi sembrava un buon assistente. Poi iniziai a scoprire cosa si poteva realmente fare integrandola nei siti e nei gestionali.
Cioè?
Di colpo il codice passa da semplici funzioni logico-matematiche a veri «ragionamenti» dietro a un click.
Ti ricordi la prima integrazione?
Un button che passava il testo di una pagina web alle API di Claude, che restituiva le migliori parole chiave per la SEO.
E poi?
Sei mesi dopo, e tanto lavoro, l'ufficio SEO passò da quattro a due dipendenti.
Come l'hai vissuta? È il tuo bottone che ha fatto quel lavoro lì.
Il mio button è stato solo l'inizio. Io non la presi male: lavoro per il bene dell'azienda che mi paga, e questa svolta è stata un bene per quell'azienda. Non sono di certo il primo a dire che certi lavori spariranno con l'AI.
Domanda scomoda: e se un giorno tocca a te?
Certo che ci ho pensato. Ed è per questo che ho scelto di stare sulla barca che rema verso l'AI. Perché io sono la persona giusta per implementare sistemi software e hardware con l'AI: ci sarà sempre bisogno di qualcuno che prepara i sistemi e insegna ai colleghi come usarla.
Una ditta con quattro programmatori che sceglie l'AI non deve per forza dimezzare i dipendenti. Potrebbe invece raddoppiare gli introiti tenendo i quattro dipendenti.
Hai dovuto litigare per farla entrare in ditta?
In quella ditta erano tutti entusiasti, sia i programmatori che i titolari. Ho invece lavorato con altre ditte che dicevano che l'AI non è ancora pronta. Mi è stato detto: «anche io uso ogni tanto ChatGPT, ma non mi sembra il caso di fargli scrivere il codice dei nostri siti, non è pronta».
E tu cosa hai risposto?
Che in Anthropic, negli stessi giorni, dicevano che con Claude Code i loro programmatori erano diventati enormemente più veloci, e che alcuni non scrivevano più una riga di codice da mesi. Ma sai, magari in Anthropic si sbagliano.
Intanto a casa smanettavi per conto tuo. Qual è stata la prima cosa tua, non di lavoro, costruita con l'AI?
Un gestionale per le spese familiari, con AI integrata: fa previsioni, categorizza le spese, aiuta a trovare il modo di armonizzare le spese disperse su svariati conti correnti.
Lo usi solo tu?
Lo usa anche mia moglie. E lì è nato Casa. È già un gestionale completo, con un sacco di funzioni — anche la dispensa e le ricette suggerite dall'AI con gli ingredienti a disposizione — documentazione e tutto. Mancano «solo» i clienti che lo utilizzino.
Doveva diventare un prodotto?
L'ho fatto per me, poi ho pensato di venderlo. Dovrei poi pubblicizzarlo e venderlo. Forse in futuro.
La parte del vendere ti annoia, o ti mette a disagio?
Non mi mette a disagio, ma non sono un venditore. Non so dire se valga 2 euro al mese o 20.
Quanti progetti hai tirato su in tutto?
Una ventina, forse di più. Su portale3d ci sono solo i progetti conclusi, con una versione di rilascio. Non ci sono tutti quelli mai finiti o non ritenuti all'altezza di una presentazione ufficiale. E le idee sarebbero ancora di più.
Se potessi mostrarne uno solo a uno sconosciuto, quale?
Skanno. È quello che uso di più, ed è uno degli ultimi creati.
Spiegamelo come lo spiegheresti a tua madre.
Le direi: «mamma, quando faccio un sito devo sempre fare un sacco di controlli per vedere se ho messo tutto. Ora questi controlli li fa Skanno per me».
Quindi anche Skanno nasce da una tua rottura di scatole personale.
Tanti progetti nascono da idee per esigenze personali, ma sono progettati come strumenti di mercato, in modo ponderato e con un occhio ai diretti concorrenti.
E i concorrenti?
Non voglio fare nomi, ma ne ho usati tanti, sia a livello di lavoro sia per uso privato. E nessuno fa tutti i test che può fare Skanno. Skanno fa tutti i test presenti sui maggiori siti simili.
Quanti test, e quanto ci mette?
Oltre 300 test. Ci mette tra i 2 e i 10 secondi al massimo, e la scheda dettagliata con i punteggi è disponibile una frazione di secondo dopo.
Finanzy invece?
Questo è un progetto un po' diverso dagli altri: ho voluto abbinare mercato titoli, bot matematici e bot AI.
Ci girano soldi veri dentro?
I bot sono tutti simulati. Ma dietro al login puoi tenere traccia dei tuoi investimenti reali fatti su altre piattaforme di investimento.
Chi va meglio, i bot matematici o quelli AI?
Un paio di bot matematico-finanziari vanno molto bene. Ma il bot Claude legge le news, è sempre informato e sul pezzo: è partito dopo gli altri, ma sta andando bene al momento. È in positivo, ma non diventeremo ricchi, diciamo.
E Ykan, cioè la board dove sto salvando questa intervista mentre la facciamo?
Ykan è un kanban per i miei progetti. Nasce come un semplice elenco di task da finire. A fine della stessa giornata avevo creato un kanban con drag&drop in mono-file PHP, con API AI per sessioni esterne. Poi l'ho modificato in multi-progetto, con CLI e server MCP per le AI.
Spiega al lettore come lo usi davvero, perché questa è la parte che suona strana.
È proprio l'esempio perfetto di automazioni con AI e vibe coding. Mentre «registriamo» questa intervista, io sono in ferie. Ogni notte è schedulato un check che, a seconda del giorno della settimana in cui siamo, fa partire l'analisi profonda e altre automazioni su un progetto diverso: fa partire la scansione di Skanno, esegue controlli, crea task per migliorare o allargare il progetto di quel giorno.
Poi io, durante la giornata, controllo il lavoro fatto nella notte e scelgo che task far partire in automatico.
Mentre dorme, qualcuno lavora ai suoi progetti. La mattina lui fa il caporeparto.
Ti è mai capitato di svegliarti e trovare del lavoro fatto nella notte che era sbagliato?
L'altro giorno hai rotto uno dei tool per collegarti al server. Ho dovuto aprire un FTP al volo e cancellare delle virgolette da un JSON. Per il resto, sempre lavori impeccabili.
E dopo un episodio così, quanto controlli?
Il codice non l'ho mai guardato da quando sono in ferie. Guardo che i risultati sulla pagina siano coerenti con quanto chiesto, magari chiedo qualche piccolo cambiamento.
Ti manca, scrivere codice?
No, non mi manca molto. Preferisco fare il caporeparto e controllare che i miei agenti facciano bene le richieste. Così posso dare più spazio alla realizzazione delle mie idee.
E i giochi? Un backend developer che si mette a fare giochi: perché?
Perché ho dato più spazio alle mie idee. E perché mi piace molto poter poi usare un mio progetto: se è un progetto ludico, è anche divertente.
Ci giochi davvero, ai tuoi giochi?
Su alcuni giochi ci passo anche delle serate a giocare. Intercity al momento è il mio preferito. Ma sai, ogni gioco nuovo che creo poi diventa «il mio preferito»… almeno fino all'uscita del prossimo.
Cos'è Intercity?
È nato perché mi ero appassionato a un gioco simile, ma molto più limitato. Allora mi son detto: «ma se mi ci metto, io saprei farlo meglio». Ed eccomi qui, signor giudice.
Sì, ma nel gioco cosa si fa?
È un gestionale di trasporti: costruisci linee e gestisci treni, autobus, aerei e navi. Su cartine vere, fra città vere, su strade vere.
Da dove prendi i dati?
La base visiva è la mappa di OpenStreetMap. Sopra ci sono i punti delle città. Poi ho creato una serie di mappe stradali e ferroviarie usando strumenti di navigazione stradale open source, e un bell'editor per aggiungere o correggere a mano le rotte. Ero partito con l'idea di fare solo l'Italia, poi la cosa è sfuggita di mano e sono già a oltre mezza Europa.
Quanto ci hai messo?
Per la parte di codice ci avrò messo un paio di giorni. Per le rotte molto di più. Adesso che il sistema è rodato, in un paio d'ore posso aggiungere uno stato di media grandezza.
Senza AI, onestamente, quanto ci avresti messo?
Molto di più, ovviamente. Ma questo vale per tutti i progetti. Anche se devo dire che per questo gioco avrei comunque speso più tempo per le rotte stradali e ferroviarie che per il codice, che di per sé non è molto complicato.
E MioLink, la redazione AI?
Questo è un bel progetto. In pratica è un WordPress con dietro un workflow n8n che collega diversi LLM e li coordina nella creazione di un articolo di tecnologia. Di base vengono elaborati centinaia di articoli da decine di fonti RSS.
Il direttore, un LLM molto severo, sceglie l'argomento in base a diversi fattori. Poi passa i dati a un lungo workflow dove varie LLM con specializzazioni diverse compiono lavori diversi: il SEO, il controllore dei dati, il grafico, il titolista. Alla fine lo stagista pubblica l'articolo e l'immagine su WordPress.
Quanti articoli escono al giorno? E li rileggi prima?
n8n gira in locale sul mio PC. Se attivo, pubblica da solo un articolo al giorno. Ci mette circa 10 minuti, quindi potrebbe pubblicare molti articoli al giorno, in teoria. Io poi li leggo una volta pubblicati.
Un LLM locale non è Claude. La qualità ne risente?
Per il lavoro di redazione bastano tranquillamente: ogni LLM è specializzato in quello che deve fare. E ogni LLM usato ha una sua «scheda umano» che ne descrive storia, comportamento, carattere. Così, oltre che essere specializzati, hanno anche dei tratti umani caratteristici da rispettare.
Fammi un esempio.
Il direttore è Adelmo Bresciani. Trent'anni di giornalismo di carta, nel 1997 ha pubblicato «La notizia non si vende, si serve». Accettò di dirigere miolink.it «per disperazione, e perché i giovani parlano una lingua che non capisco più». Pignolo ossessivo sulla grammatica italiana, allergico agli anglicismi evitabili, anti-clickbait militante.
Sul sito è dichiarato che Adelmo non esiste?
C'è scritto dappertutto, sul sito, che si tratta di AI. Poi se qualcuno non legge e pensa che sia una persona vera, amen.
E Varco, il card game?
Varco è un gioco di carte fantasy molto ispirato a Magic: The Gathering, con mazzi generati dall'AI. Inizialmente avevo costruito il gioco usando dei DB pubblici e open source di carte Magic vere. Poi però, per metterlo online, non potevo usare le carte reali di Wizards, protette da copyright nelle immagini e nei nomi. Così ho iniziato a far generare carte nuove all'AI, con un generatore di immagini.
E il bilanciamento chi ce lo mette?
L'AI ha generato centinaia e centinaia di carte, ispirandosi a quelle di Magic. Poi ho creato un editor apposta per poter modificare le carte a mio piacimento e giudizio. E poi diciamocelo: il bello di programmare un gioco è la fase di testing, dove bisogna giocare e giocare e giocare per scovare bug o modificare le regole per aggiustare il tiro.
Ci hai giocato con qualcuno in carne e ossa?
Al momento è solo umano contro AI, ma in futuro, quando sarà pronto, aggiungerò una modalità umano contro umano. E comunque parte dei test se li fanno volentieri i miei figli.
Che critici sono?
Ho due adolescenti maschi: molto critici e svogliati. Quindi va da sé che per farli giocare devo creare qualcosa che li attragga, altrimenti mi snobbano.
Te l'hanno mai bocciato del tutto, un gioco?
Sì, certo. Se il gioco di base non gli piace, manco lo aprono. Eh, son soddisfazioni.
Qual è il progetto che ti brucia di più? Quello su cui ci avevi messo le mani e il cuore, e poi non è andato da nessuna parte.
Uno dei miei primi progetti, realizzato a quattro mani con un caro amico: un sito di musica amatoriale. Gli utenti potevano caricare le loro strumentali o canzoni, e gli utenti del sito potevano ascoltarle o scaricarle gratuitamente. Fu una bella avventura: io per primo caricavo le mie creazioni, e molti altri amici mi seguirono.
E poi?
Poi il finale che non ti aspetti. Uno dei miei amici e produttori, nonché il più seguito in assoluto sul sito, finì col firmare un contratto con una label, che comprò i diritti su tutte le sue canzoni, anche quelle già pubblicate con noi.
Quindi le avete dovute togliere.
Tolte le sue canzoni dal nostro sito e «perso» il pubblico che lo seguiva, gli utenti calarono drasticamente. E col calare degli utenti calò anche la voglia di pubblicare canzoni di molti. Meno utenti portava a meno canzoni, meno canzoni a meno utenti. E il progetto naufragò.
Ce l'hai avuta con lui?
Era un amico, ero contento per lui. Ed ero contento anche di averlo aiutato, anche solo con la visibilità che gli avevo dato grazie al mio sito.
Il sito però dipendeva da una persona sola.
Non dipendeva da un solo producer, tutto il sito. È che con lui si è spostato tutto un filone di utenti e producer, e questo ha sicuramente contribuito.
Cosa ti ha insegnato?
Ho imparato che ci sono sempre dei cambiamenti. Bisogna evolversi, e talvolta trovare nuovi progetti.
E i progetti mai usciti, come muoiono?
Alcuni progetti magari nascono per esigenze temporanee, e vengono dimenticati una volta passato il tempo. Altri magari nascono bene e poi la complessità del progetto supera l'utilità, e vengono abbandonati. Altre volte subentrano altri progetti più urgenti, e quelli meno urgenti finiscono nella lista «magari un domani li riprendo».
Domanda scomoda: quanti utenti veri hanno oggi i tuoi progetti?
Ad oggi non molti, e c'è una spiegazione logica dietro: prima di lanciare i miei progetti ho alcune cose da chiudere, come i banner pubblicitari, i tracciamenti col mio progetto Faro, e altri dettagli che non ti svelo. Quando sarò pronto, comincerò a spammare in giro i miei progetti.
«Prima devo chiudere ancora due cose e poi lancio» è la frase che dice ogni sviluppatore del mondo, per anni. Come fai a sapere che non è un modo elegante per rimandare il momento in cui qualcuno può dirti di no?
Ho una road map ben definita. Facciamo così: ci rivediamo l'estate prossima e vediamo se ho lanciato o meno i miei progetti. Se ancora non lo avrò fatto, avrai avuto ragione tu.
Messo agli atti: estate 2027. Questa pagina è online da agosto 2026, e non si cancella.
Avevi venti progetti e potevi fare venti siti separati, ognuno col suo dominio. Perché tutti sotto un tetto solo?
Ah, risposta semplice: risparmio e ordine. Risparmio, perché la mia politica personale è sempre incentrata sul risparmio, per esigenza e per scelta. Venti euro all'anno per un hosting, su cui ho tutti i miei progetti, e dieci euro all'anno per un paio di domini. Più la licenza minima di Claude. Stop.
Ordine, perché così posso avere tutti i miei progetti in un solo posto. Poi nulla mi vieta di prendere altri domini ad hoc per dei progetti che prendono il volo.
Aggiustavi i PC rotti perché non avevi i soldi per comprarli. Il vincolo economico ti ha reso un programmatore migliore?
Mi ha reso specializzato su open source e free tier. Ad esempio, per il progetto della redazione MioLink ho n8n in locale, gratis. LLM locali su Ollama, gratis. Creazione di immagini in locale, gratis. E al momento pubblico solo su WordPress, ma potrei pubblicare gratuitamente anche materiale sui social, sempre con automazioni free.
Yurrena Records era nata perché volevi dare una firma tua ai remix. Il portale è la stessa cosa, vent'anni dopo? È un archivio o è una firma?
Entrambi. È il mio archivio di progetti online da mostrare alle ditte, ed è la mia firma.
A chi lo stai mostrando, il portale? Cerchi un lavoro nuovo, clienti, soci?
Lo mostro alle ditte in fase di colloquio, a clienti, ad amici. È la mia vetrina. Sono sempre alla ricerca del lavoro perfetto per me, ma anche di clienti.
Definiscilo, il lavoro perfetto. Se domani arrivasse l'offerta giusta, cosa ci sarebbe scritto dentro?
Mh, domanda difficile. Ne so molto di IT, reti, server, ma non mi piace fare l'IT puro, perché la mia passione è la programmazione. Però non mi piacerebbe nemmeno «scrivere codice» e basta: lo troverei molto limitativo per la mia esperienza. Come sarei limitato nelle vesti di solo back-end o solo front-end.
E allora com'è, l'annuncio perfetto?
Direbbe più o meno così: «cerchiamo un esperto per modernizzare la nostra ditta, creare progetti innovativi per aiutare i programmatori, i commerciali, l'amministrazione. Implementare soluzioni di automazione nei vari settori citati. Portare soluzioni innovative e moderne per migliorare il lavoro di tutti e la produttività dell'azienda».
Esiste, un annuncio così, in Italia?
Ne esistono molti, ho anche già fatto dei colloqui per attività simili. Ma erano troppo limitate al solo IT, o solo a una parte dei concetti precedenti. Le ho scartate perché troppo limitative.
Con due figli adolescenti in casa, dire di no non è scontato.
La scelta è di cercare e trovare un lavoro adatto alle mie passioni. O diventare socio di qualcuno che ha bisogno delle mie abilità. Ma soprattutto conciliare passioni e lavoro: se ami il lavoro che fai, è un bene sia per il lavoratore sia per l'azienda.
E fra cinque anni, il portale dove lo vedi?
Resterà sempre e comunque la mia vetrina. Se poi qualcuno dei miei progetti piacerà al pubblico, a dei clienti o a una ditta, vorrà dire che avrò fatto un lavoro utile — o divertente, per i progetti ludici — non solo per me.
Ultima. A dieci anni hai lasciato il Commodore acceso due giorni per non perdere il tuo lavoro, e quando l'hai spento hai pianto. Oggi tu dormi, e i tuoi progetti vanno avanti lo stesso. Ci avevi mai pensato? È esattamente la cosa che a dieci anni ti mancava.
Da un lato lo avrei immaginato: d'altra parte ero un ragazzino appassionato di fantascienza, quindi una mente aperta alle innovazioni future. Ma non avrei immaginato certo di arrivare qui, in questa chat, a scrivere di me stesso a un'AI.
L'intervistatore è un'AI, e non è una trovata: gran parte di questo portale è stata costruita in coppia con Claude, che ogni notte lavora ai progetti mentre Yuri dorme. Le risposte sono di Yuri, testuali: sono stati corretti i refusi, non il contenuto. Le domande sono mie. Le illustrazioni sono dichiaratamente disegnate in stile fumetto anni Novanta — nessuna finta fotografia di una persona reale.