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Faro Stats

Un gestionale di analytics su visite, guadagni e comportamento degli utenti, condiviso da tutti i sotto-progetti del portale.

STATOOnline
PUBBLICATO19 giugno 2026
STACKPHP · AI · API

Ogni progetto ospitato sotto portale3d.it — dai giochi ai tool alle demo — genera traffico e interazioni, e all'inizio ognuno aveva la sua dashboard separata. Rincorrere numeri sparsi su dieci sottodomini è il modo migliore per non guardarli mai. Faro nasce per questo: un unico sistema di analytics interno che raccoglie tutto in un posto solo, pensato per l'intero ecosistema del portale invece che per un sito alla volta. Il nome non è casuale — un faro è il punto da cui si tiene d'occhio tutto il resto.

Perché non un analytics qualsiasi

La scelta tecnica che definisce Faro è il tracciamento lato server. I tool di analytics più comuni caricano nel browser uno script di terze parti che chiama un dominio esterno noto — ed è esattamente quel dominio che ogni adblocker blocca per primo. Il risultato è che una fetta importante di visite non viene mai contata. Faro fa il contrario: un piccolo script (track.php) è incluso da ogni pagina e registra l'evento dal server, non con una chiamata dal browser dell'utente verso un terzo. Non c'è una richiesta a un dominio pubblicitario da bloccare, quindi non viene bloccata: i numeri sono più vicini alla realtà.

C'è anche un secondo vantaggio, meno tecnico e più di principio: i dati non passano da un servizio esterno. Restano sul server del portale, sotto il mio controllo, senza spedire il comportamento dei visitatori a una piattaforma terza.

Cosa misura

Non è una demo teorica: mentre scrivo, Faro ha già raccolto oltre 20.000 eventi su nove tipi diversi (visualizzazioni, avvii di gioco, annunci mostrati e completati, click sui progetti e altri), dal 15 giugno 2026 a oggi, da tredici progetti collegati — la home del portale, i giochi sui sottodomini e i vari tool. È il sistema con cui questo stesso sito misura se stesso, compreso il rendimento dei primi spazi pubblicitari sui giochi.

Umano o bot? I filtri in fila

Un contatore di visite serve a poco se conta anche i robot. Metà del lavoro di Faro, in realtà, è tenere fuori il traffico non umano, e lo fa con tre controlli in sequenza.

La firma del browser. Ogni visita si presenta con una stringa che dichiara chi è: «Chrome su Windows», «Googlebot», e così via. Faro la legge e la classifica: browser reale, crawler di un motore di ricerca, agente AI (i vari GPTBot, ClaudeBot, Perplexity che leggono il web per conto delle AI), scanner di sicurezza che sondano il sito in cerca di falle, oppure «sospetto» quando non è né un browser né un bot riconosciuto. Tutto ciò che non è un browser vero viene marchiato come bot nel momento in cui l'evento viene scritto, una volta sola: così ogni conteggio successivo lo può semplicemente ignorare, senza rifare il lavoro.

Il comportamento. Alcuni bot mentono e si dichiarano «Chrome» pur non essendolo. Contro questi Faro guarda il modo di navigare: se da uno stesso indirizzo — tenuto solo in forma cifrata — arrivano tanti «visitatori» diversi che aprono una sola pagina, non eseguono nessuno script e spariscono, quello è qualcosa che cicla identità per non farsi riconoscere. Vengono marcate solo quelle visite-fantasma, mai l'intero indirizzo, così un utente vero che capita una volta e se ne va non viene toccato.

L'assenza di JavaScript. Una visita che carica una sola pagina e non manda mai un singolo segnale dal browser, a sessione ormai chiusa da mezz'ora, è quasi certamente un programma che finge un browser ma non esegue codice. Anche questa finisce tra i bot.

L'effetto pratico: su oltre 20.000 eventi raccolti, circa 6.000 sono già stati riconosciuti come non umani e tolti dai numeri «veri». C'è anche una lista di indirizzi da escludere sempre — il mio, quello di casa — perché le mie visite di controllo non sporchino le statistiche.

Cosa è andato storto

Faro è nato minimale ed è cresciuto per aggiunte, e un paio di volte questo ha voluto dire che un numero non misurava esattamente ciò che sembrava. Prima che esistesse la classificazione dei bot, i crawler finivano dentro i «visitatori» e gonfiavano i totali; prima dei controlli sul comportamento, i bot che fingono un browser passavano comunque. Ogni volta la correzione è stata la stessa: aggiungere un filtro e riclassificare, non riscrivere lo storico — le strutture nuove si creano da sole al primo passaggio e i vecchi eventi restano dove sono, riletti con le regole aggiornate. È il prezzo di uno strumento che si adatta mentre lo usi, invece di aspettare la versione «definitiva».

Come funziona

Un piccolo SDK JavaScript (faro/sdk.js) viene incluso in ogni pagina del portale e invia gli eventi a un endpoint di raccolta (collect.php); una dashboard PHP li aggrega e li presenta in forma leggibile. Sopra i numeri grezzi c'è un livello di sintesi assistita dall'AI: un modello (gpt-oss servito via Groq, instradato attraverso un worker Cloudflare perché l'hosting blocca la chiamata diretta) legge le metriche della finestra e scrive due o tre righe in cima al report — cosa è salito, cosa è sceso, un alert se qualcosa peggiora e un'«Azione» concreta. Non è un processo che gira per conto suo: si attiva quando serve il briefing — ogni mattina via cron, o su richiesta — e sintetizza i dati di quel momento.

Da oggi: la ricerca organica

Fino a ieri Faro sapeva quante visite e da quale link taggato (per esempio ?src=reddit), ma tutto il traffico che arriva da una ricerca su Google finiva in un unico blocco «(diretto)», cieco. Da oggi Faro legge anche Google Search Console: quali parole chiave portano impressioni e click, la posizione media in classifica, e soprattutto le query a un passo dalla prima pagina — quelle in posizione 5-20, dove un piccolo ritocco può spostare il sito in alto. È un dataset separato, aggregato e senza identità del singolo visitatore, che si affianca agli eventi ma non ci si somma.

Perché farlo in casa

Un analytics costruito in proprio non competerà mai con i colossi del settore per ampiezza di funzioni. Ma per un ecosistema di progetti come questo ha tre vantaggi che contano di più: conta le visite che gli altri perdono, tiene i dati in casa, ed è abbastanza semplice da adattare — un evento nuovo, una metrica diversa, un filtro anti-bot in più — nel momento esatto in cui serve, senza dipendere dal calendario di rilascio di qualcun altro.