Non la versione da titolo di giornale: l'audit vero che ho fatto sui miei siti, l'articolo che conta per chi pubblica contenuti generati con AI, e il gap che ho trovato e corretto.
L'AI Act europeo entra in vigore a fasi tra il 2024 e il 2027, e la maggior parte di quello che si legge in giro riguarda i grandi produttori di modelli. Ma c'è una parte che riguarda direttamente chi gestisce un sito e usa quei modelli per generare contenuti — quindi anche me. Ho fatto un audit vero, non teorico, sui miei progetti per capire cosa si applica davvero.
Su portale3d la generazione di immagini con AI non è un'ipotesi: è già in produzione in due punti. Le 17 tavole a fumetti dell'intervista Chi sono sono generate con Cloudflare Workers AI (modello FLUX-1-schnell, con fallback su Hugging Face). Le carte del gioco Varco usano la stessa pipeline: centinaia di illustrazioni fantasy generate per sostituire le carte originali di Magic, protette da copyright. Due casi diversi, la stessa domanda: sto rispettando gli obblighi di trasparenza?
L'AI Act ha decine di articoli, ma per chi pubblica contenuti generati da AI quello decisivo è l'Articolo 50: gli obblighi di trasparenza. In sintesi, chi genera o manipola contenuti — immagini, audio, video, testo — con l'AI deve etichettarli come tali, in modo che siano riconoscibili «in modo chiaro ed efficace». Non basta una riga sepolta in fondo alla pagina se il contenuto potrebbe essere scambiato per reale. Esiste un'eccezione per le opere «manifestamente artistiche o creative», ma riguarda la forma dell'opera, non esonera dal dover dichiarare da qualche parte accessibile che è stata generata con AI.
Sulla pagina Chi sono esisteva già una nota in fondo, sotto «Come è fatta questa pagina», che diceva le illustrazioni sono «disegnate in stile fumetto anni Novanta — nessuna finta fotografia di una persona reale». Onesta, ma incompleta: dichiarava lo stile, non il metodo. Da nessuna parte c'era scritto «generate con intelligenza artificiale». È una differenza sottile ma è esattamente quella su cui verte l'Articolo 50: non basta che il contenuto sia riconoscibile come non-fotografico, va detto esplicitamente che è AI.
Ho aggiornato la nota, in tutte e tre le lingue del sito, per dire esplicitamente che le tavole sono generate con AI (Cloudflare Workers AI, modello FLUX), mantenendo la parte sullo stile che era già corretta. Cinque minuti di lavoro. Se il contenuto è già onesto sull'approccio — come lo era qui — renderlo esplicito costa pochissimo: è il tipo di correzione che un vero audit fa emergere e che si sistema nella stessa sessione in cui la trovi.
Questo tipo di controllo è lo stesso spirito dell'audit di un sito passo per passo che ho scritto partendo da Skanno: non serve essere avvocati, serve guardare ogni pagina con la domanda giusta in testa.
Non è un divieto di usare l'AI, e per la maggior parte dei siti piccoli non è un adempimento burocratico enorme. Chi non addestra modelli propri e non fa AI «ad alto rischio» (selezione del personale, credito, sanità...) ha soprattutto obblighi di trasparenza: dire cosa è AI, dove conta. È più un lavoro di onestà verso chi legge che di compliance in senso stretto — ma va fatto, ed è più facile di quanto sembri quando lo affronti pagina per pagina invece che come blocco unico.